Scendiamo dal nostro rifugio ubicato sulla collina di Bugeber per iniziare la nostra scoperta dell'isola.

Ci dirigiamo verso la costa orientale costeggiando subito la cala di Khattibuale, una delle poche che presenta un facile accesso al mare quindi molto frequentata dalle famiglie con bambini. 
Cala di Khattibuale
Il tratto di costa si presenta molto lungo e ricco di calette, il suo nome di chiara origine araba significa "la striscia del padre di Ali"

La comodità è inoltre assicurata da un'ampio parcheggio in cui lasciare l'auto proprio alle spalle della caletta.
Proseguiamo lungo questo tratto di costa molto suggestivo dove i colori del mare assumono sfumature cristalline dai colori cangianti, un' altro posteggio presente al lato della strada ci consente di visitare in tutta comodità la vicina Cala cinque denti.
Cala Cinque denti
Cala Cinque denti è un piccolo golfo, riparato dal vento di scirocco il cui nome è dovuto alla presenza di un'alta scogliera dentellata e molto aguzza, frequentata prevalentemente dai possessori di barche in quanto l'accesso da terra non è per nulla agevole, per tutti coloro che volessero cimentarsi lungo il sentiero che scende al mare si ricorda di portare con sé oltre a tutto l'occorrente per lo snorkelling anche le scarpette da scoglio.

Da qui è possibile raggiungere solo a nuoto l'incantevole grotta della scarpetta di Cenerentola.
Il faro di Punta Spadillo
La nostra prima sosta prolungata presso Punta Spadillo dove si erge bianco ed altero il solitario faro, vecchia sentinella di naviganti, immerso nel verde della macchia mediterranea, sovrastante sul blu intenso del mare e completamente circondato dal nero profondo delle rocce vulcaniche a creare il giusto contrasto. Lasciata l'auto nella zona adibita a parcheggio ed incamminandosi lungo il sentiero che conduce alla punta si incontrano i vecchi fortini militari in cui è possibile oggi visitare il piccolo ma interessante Museo Vulcanologico.
Il vecchio faro di Punta Spadillo

Cala Spadillo sovrastata dal faro
Da qui con una passeggiata di poco più di mezzora immersi nel verde della campagna Pantesca è possibile raggiungere cala Cottone.
Cala Cottone
Cala Cottone una baia selvaggia con rocce a strapiombo sul mare, deve il suo nome al fatto che anticamente veniva usata come porticciolo dove imbarcare i carichi di cotone che veniva prodotto in loco, coltivazione ai giorni nostri ormai scomparsa. Altra caratteristica di questa cala è la presenza di un pozzo di acqua dolce, un tempo utilizzato per abbeverare il bestiame. 
Percorrendo il sentiero che conduce a cala Cottone per un breve tratto si costeggia il Centro visite del Parco Nazionale di Pantelleria nel quale dopo ben trentacinque anni dal giugno 2021 sono stati reindrotti alcuni esemplari di asino pantesco, un'animale molto forte che veniva utilizzato per trasportare carichi anche pesantissimi lungo i sentieri dell'isola. 

Ritornano così nel loro habitat naturale.

Scende velocemente la sera e decidiamo di terminare qui il nostro primo giorno sull’isola e fare rientro al nostro “buon retiro”. Il secondo giorno ha inizio nel luogo esatto dove avevamo terminato il giorno prima, lasciamo nuovamente l’auto nella zona del faro, nostro intento giornaliero andare alla scoperta del lago delle Ondine, infatti tra Punta Spadillo e Cala Cinque denti lungo un comodo sentiero immerso nella macchia mediterranea che offre anche splendide vedute della costa sorge il suddetto lago. 

Lungo il sentiero alla ricerca del laghetto delle ondine

La cala di punta Spadillo è famosa per le immersioni, grazie ai suoi fondali rocciosi e corallini. in una decina di minuti a piedi dal posteggio è facilmente raggiungibile il lago delle ondine, un caratteristico laghetto alimentato dal mare durante le mareggiate quando la potenza delle onde scavalcano la bassa barriera della scogliera.

Il laghetto delle ondine

Il laghetto delle ondine

Proseguiamo il nostro itinerario verso sud, prossima fermata la Cala di Gadir, un caratteristico borgo di pescatori che ha saputo mantenere intatta l’atmosfera di altri tempi.

Il piccolo borgo di Gadir

Non è sicuramente un caso se anche il famoso stilista Giorgio Armani sia proprietario di un’abitazione in loco, il suo nome di origine araba vuoi, dire “conca d’acqua”. Questo piccolo villaggio sul mare presenta caratteristiche abitazioni disposte a semicerchio intorno ad un suggestivo porticciolo con piccoli negozi dall’atmosfera vintage, trattoria e servizio diving assicurato.


L’alta frequentazione del posto, sia locali che turisti è dovuta alla presenza di alcune vasche scavate nella roccia di acque termali ideali per la cura di artrosi e reumatismi. Il posto ideale dove concedersi una calda pausa o un momento di relax.

Il bel borgo di pescatori di Cala Gadir

Appena giunti nel porticciolo a fianco del suo lato destro sono visibili tre fori con acqua termale a temperature diverse, prestare attenzione perché una di queste vasche a detta dei locali è provvista di acqua a temperatura ustionante. Bisogna però proseguire fino al termine della baia dove tra gli scogli è stata ricavata una piscina termale molto bella dotata di accesso agevolato.

La piscina termale di Gadir

Altra sosta presso punta Karachi subito sotto Cala Gadir, il suo nome non è una novità deriva dall’arabo e significa “sbocco”, anticamente infatti questo posto era il letto di un fiume che proprio qui trovava il suo sbocco al mare. Lungo la strada che scende alla scogliera si incontrano alcuni eleganti dammusi. L’accesso al mare non è adatto ai bambini in quanto per niente facile, munirsi di appositi scarpini da scoglio per un tuffo a mare.   

Punta Karachi

La pianta del cappero

Il prossimo bivio che incontriamo che si stacca dalla strada perimetrale ci conduce alle calette gemelle di Cala Tramontana e Cala Levante che devono il proprio nome all’orientamento che le contraddistinguono.

Cala Tramontana

Come dice il nome questa caletta è aperta al vento di tramontana, qui nella vasca costruita in pietra e scavata nella roccia alla fine del piccolo molo, un tempo l’uva zibibbo raccolta veniva lasciata a raffrescare, in attesa di essere caricata sui velieri che partivano, carichi dell’oro di Pantelleria alla volta della Sicilia e dell’Italia.

Cala Levante

La strada che costeggiando cala Levante punta decisa verso l’estremità del promontorio ci conduce in un’altro sito iconico di Pantelleria “l’arco dell’elefante”, basta ammirarla per capirne l’origine del nome, un’enorme roccia di origine vulcanica che riproduce la testa con relativa proboscide di un’elefante. In questo luogo magico in passato ha posseduto un fantastico dammuso il noto cantante Sergio Endrigo.

L’arco dell’elefante

Proseguiamo scendendo verso sud lungo la strada perimetrale, ci troviamo nel tratto di costa denominato dai locali “Dietro l’isola”, superiamo una serie di punte (del Duce, del Formaggio, del Curtigghiolu, della Salina) purtroppo visibili solo dal mare.

Cala Martingana

Sostiamo presso “cala Martingana” un paesaggio incontaminato si apre davanti ai nostri occhi, un mare dalle sfumature color smeraldo dai fondali strepitosi e molto pescosi.

Un solitario gabbiano alto sulle nostre teste garrisce nel profondo blu del cielo, mentre al largo come sospesa sul biancore del mare una barchetta di pescatori impreziosisce la nostra visione idilliaca.


Cala Martingana

Anche qui l’accesso al mare non è dei più agevoli, si consiglia l’uso di scarpini da scoglio

Punta Li Marsi

Punta Li Marsi, una delle poche località della costa sud raggiungibile via terra, una ripida parete rocciosa che digrada dolcemente verso l’azzurro del mare, caratterizzata dalla presenza del faro detto “il faro dietro l’isola” che come un’isolato candelabro l’illumina durante la profondità della notte.

Ora ci attende uno dei luoghi più celebrati ed iconici di Pantelleria la “Balata dei Turchi

Balata dei Turchi

Raggiungibile sia dal mare che via terra lungo una strada tortuosa, polverosa e piena di buche che termina in un comodo posteggio a poche decine di metri dalla nostra destinazione. Si tratta di una grande piattaforma sul mare, si consiglia, se si vuol trovare una postazione comoda di giungere molto presto in quanto frequentata sia dai locali che dai numerosi turisti. Arrivando durante una giornata nuvolosa abbiamo trovato comunque una grande quantità di persone. Il suo successo è dovuto principalmente dalla sua facilità per accedere al mare ed allo stesso tempo assicura una sistemazione comoda anche a tutti quelli che amano solo distendersi al sole ed abbandonarsi alla tintarella, in ogni caso anche qui è preferibile indossare gli scarpini da scoglio.

Le caratteristiche rocce gialle che incorniciano la Balata dei Turchi

Vi ritroverete in una suggestiva insenatura incorniciata da imponenti scogliere dalla curiosa tonalità giallastra che ben contrasta con l’azzurro profondo del mare.


Cala Nikà

A metà strada tra Punta Molinazzo e la cittadina di Scauri si trova Cala Nikà raggiungibile al termine di una ripida discesa dal fondo molto sconnesso. Lasciata l’auto in alto nel piccolo posteggio adiacente alla strada perimetrale si prosegue a piedi imboccando il sentiero che scende a fianco di alcuni dammusi molto suggestivi.

Particolarità di questa caletta la presenza al largo dell’insenatura di acque termali che emergono dal fondale dai quali fuoriesce acqua bollente. Anche lei deve il suo toponimo all’arabo il suo nome significa stagno d’acqua presumibilmente in quanto in passato le sue pozze venivano utilizzate per far macerare nelle sue pozze la canapa prodotta sull’isola.

Termina qui la nostra giornata alla scoperta della costa orientale riprenderemo domani percorrendo la parte occidentale dell’isola.

Vai alle foto della costa orientale Vivere in un dammuso Il lago specchio di Venere La cucina isolana Alla scoperta della costa occidentale Giro in barca intorno all’isola

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