Colazione e si parte alla scoperta della costa occidentale di Pantelleria, questa parte si presenta molto frastagliata e pur potendo annoverare siti di particolare bellezza presenta pochi siti facilmente fruibili via terra la sua straordinarietà si apprezza molto meglio arrivando dal mare, cosa che faremo il giorno successivo durante la nostra escursione giornaliera in barca.

Cala Mursia

La nostra prima fermata pochi chilometri fuori dall’abitato di Pantelleria centro, in località Mursìa, quello che si pensa sia stato l’approdo dei primi abitanti dell’isola, spintisi su questi lidi alla ricerca dell’ossidiana, la dura pietra lavica che qui abbonda, utilizzata in passato per costruire armi e coltelli.

le scogliere di Kuddie rosse

L’alta concentrazione di minerali nelle rocce le fa assumere una caratteristica colorazione rossa che ben contrasta con le tonalità azzurrine del mare, si racconta che sia la spiaggia più romantica dell’isola sulla quale gli innamorati e non solo aspettano il tramonto del sole ammirando le vicine coste africane. Nelle vicinanze sorge un lussuoso resort non a caso denominato Kuddie rosse.

Sesi

Scendendo lungo la strada perimetrale ci allontaniamo di un poco verso l’interno per visitare la località di Sesi qui è possibile vedere i resti di antichi monumenti sepolcrali lasciateci in eredità dai popoli provenienti dall’Africa settentrionale che li costruirono. Si tratta di strutture in pietra a secco, a pianta ellittica, ai giorni nostri nel dialetto locale il termine sesi sta ad indicare un mucchio di pietre.

Lido Shurhuq

Riguadagniamo la costa all’altezza della marina di Survaki dove sorge il lido Shurhuq l’unico luogo attrezzato di tutta l’isola qui è possibile noleggiare sdraio, lettini, ombrelloni o gustare deliziosi piatti panteschi. I prezzi non sono propriamente popolari e in considerazione dei nostri gusti che privilegiano i luoghi più selvaggi e solitari presenti in gran numero a Pantelleria non prendiamo minimamente in considerazione la possibilità di fermarci in loco.

La chiesa di Madonna delle Grazie

A questo punto decidiamo di imboccare senza indugio la strada da che ci conduce verso l’interno dell’isola, transitiamo da contrada Grazia dove in bella posizione panoramica sorge la bianca chiesa della Madonna delle Grazie, per poi spingerci fino alla cima della montagna Grande il rilievo più elevato di tutta l’isola.

Qui giunti in una giornata nuvolosa con il vento che sferza il viso si può godere di una veduta complessiva dell’isola con un affaccio particolare sull’aeroporto locale.

Veduta dall’alto di montagna Grande

Ci troviamo all’interno del Parco Nazionale, sotto di noi una vista mozzafiato sulla Piana di Monastero, una distesa di terreni agricoli coltivati ad alberello sono piante di vite di uve zibibbo dalla quale si ricava un nettare unico, il famoso Passito di Pantelleria.

La Piana di Monastero

Veduta della Piana di Monastero dalla grotta di Benikulà

E’ giunto il momento giusto di regalarsi una pausa di autentico relax in un altro luogo simbolo di questa magnifica isola, poco distante da qui a sovrastare la Piana di Monastero sorge lungo un sentiero immerso nella macchia mediterranea che conduce presso la Grotta di Benikulà conosciuta anche come la sauna naturale di Sibà, il tutto a disposizione del pubblico ed il tutto gratuito.

Si tratta di una grotta formata da una faglia nella roccia, all’interno della quale, fuoriesce vapore acqueo a circa 40° C, basta prendere posto sulle piatte rocce ubicate nell’oscurità dell’alveo per godere di una sanificante sauna.

Terminata la nostra pausa rigenerante scendiamo nuovamente lungo la costa nei pressi del porticciolo di Scauri, il nome della cittadina pare derivi dal Console romano Emilio Scauro che in questo luogo possedeva una sontuosa villa. Secondo porto dell’isola era un’approdo sicuro conosciuto già dai romani in quanto riparato dalle raffiche del maestrale e della tramontana, in zona si trova l’unico cinema dell’isola, una farmacia e diversi ristoranti.

La cittadina di Scauri

Scauri

Vista la relativa vicinanza facciamo rientro per pranzo al nostro dammuso, lungo la via del ritorno sosta presso la grotta di Sataria, famosa per le sue acque termali che raggiungono la temperatura di 40° C.

Il suo nome deriva dal greco, vuol dire “salute” e pare fosse il luogo segreto dove Ulisse incontrò la Dea Calipso, la proprietà delle sue acque sono consigliate nella cura di dolori reumatici ed artriti.

La volta della grotta è composta di pietra pomice mentre l’acqua confluisce in due vasche, una delle quali comunica con il mare.

Grotta di Sataria
Grotta di Sataria

Terminato il lauto pasto risaliamo sulla nostra Panda per riprendere la scoperta di Pantelleria, scendiamo dal nostro rifugio in collina lungo la solita via, superiamo dapprima l’incantevole lago dello specchio di Venere in breve eccoci sul rettilineo che costeggia la baia di Campobello, davanti ai nostri occhi Dammusì di ogni foggia, le chiese imbiancate a calce e gli immancabili muretti a secco riconosciuti dall’UNESCO patrimonio dell’umanità in quanto testimoniano della relazione armoniosa esistente tra l’uomo e la natura. Si racconta che se tutti i muretti a secco isolani fossero messi in fila potrebbero creare un percorso lungo oltre dodicimila chilometri.

Chiese e muri a secco muti testimoni isolani

La baia di Campobello
Chiese imbiancate a calce

e l’inconfondibile paesaggio pantesco

Ci dirigiamo verso l’interno nella zona detta fossa del Russo, lasciata l’auto nel parking all’inizio del sentiero c’inerpichiamo lungo la traccia che sale ripida il fianco del monte, dopo una buona mezz’ora di cammino ci ritroviamo immersi in un paesaggio che riporta alla mente l’inferno dantesco, tutto intorno a noi potenti getti di vapore che fuoriescono ad intermittenza dal sottosuolo attraverso le numerose spaccature della roccia.

Le Favare di fossa di Russo

Si tratta delle famose “Favare”, posizionate alle pendici di montagna grande, in un’area panoramica nella zona meridionale dell’isola, in passato erano utilizzate dai contadini per abbeverare gli animali, condensando il vapore acqueo che fuoriusciva abbondante dal sottosuolo ne ricavavano l’acqua che poi convogliavano in vasche naturali di pietra.

Favara Grande

E’ il respiro dell’isola…dicono i locali, questo strano fenomeno a cui stiamo assistendo ci ricorda la natura vulcanica di Pantelleria, dove l’attività magmatica che fa continuamente ribollire il suo sottosuolo regala a questa fantastica isola un’altra delle sue molteplici unicità.

Il museo del cappero

Riguadagniamo velocemente la strada verso Pantelleria centro, qui giunti ci rechiamo a visitare il museo del cappero, dove all’interno di un vecchio dammuso viene messa in mostra a favore dei turisti la narrazione del mondo contadino e delle varie fasi di produzione e lavorazione del Cappero un “frutto” in grado di assicurare ancora ai giorni nostri un reddito capace di soddisfare l’economia di tante famiglie isolane, il tutto seguendo un percorso di conoscenza con una vasta esposizione degli strumenti utilizzati e con l’ausilio di vecchi filmati d’epoca.


Una delle sale del museo

Vedi le foto della costa occidentale Vivere in un Dammuso Il lago specchio di Venere La cucina isolana

Alla scoperta della costa Orientale Giro in barca intorno all’isola

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